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  • Writer's pictureStefano Balma

Dove nascono i giganti. Viaggio fotografico in Groenlandia, parte 1



Introduzione


Ci sono alcune idee che ci passano per la testa come pensieri sfuggenti e che periodicamente scompaiono e riappaiono; è come se qualcuno, di tanto in tanto, piantasse un semino nella nostra testa per vedere se vi è terreno fertile… ecco, dopo tanti anni, l'idea di "andare al Polo Nord" ha trovato il terreno giusto: a renderlo fertile è stata la fotografia.

Tutto è iniziato durante il mio primo viaggio in Islanda, dopo aver visto la laguna di Jokulsarlon, il ghiacciaio più grande dell'isola. Quel posto è autentica poesia, pieno di bellezza, emozione e drammaticità.

Più volte, mentre scattavo, mi sono commosso nel vedere quei "brandelli" di ghiaccio galleggiare con grande eleganza. Era una sensazione strana che volevo capire e approfondire.

Dopo quell'esperienza, prese vita l'idea di andare là, dove il ghiaccio è padrone assoluto.


Questa è la prima parte di un articolo che parla del nostro viaggio in Groenlandia. Nella prima parte vi racconto come ci siamo organizzati e delle difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, ma soprattutto di cosa ci aspetta a livello fotografico. Vi dirò quali sono le corrette impostazioni da tenere in macchina e il corretto approccio durante le sessioni fotografiche in barca.

Nella seconda parte, invece, vi parlerò di cosa abbiamo fatto giorno per giorno; vi parlerò di Ilulissat, della sua storia, delle sue meraviglie e dei suoi lati oscuri.


Il viaggio comincia!


Indice



Disko Bay, dove nascono i giganti.


La Groenladia per me significava fondamentalmente una cosa: vedere i giganti di ghiaccio, gli icebergs.

Avere le idee chiare su cosa volevo vedere, mi ha permesso di stringere le ricerche e dirigermi direttamente a Ilulissat, un villaggio di pescatori nella Baia di Disko.


Ilulissat, nella lingua Inuit, significa proprio "iceberg". Il villaggio sorge a fianco dell'Ilulissat Icefjord, chiamato anche Kangia, il fiordo con la più alta concentrazione di iceberg di tutta la Groenlandia. Il fiordo, lungo circa 60km, è il primo posto della Groenladia ad essere entrato nella lista dei siti patrimonio Unesco.


È stato un viaggio complesso, sia logisticamente che emotivamente: il ghiaccio non è sempre bellezza e meraviglia, ma anche durezza… Ilulissat non è un paradiso di ghiaccio, ma un luogo ai confini del mondo, dove i suoi abitanti devono affrontare condizioni di vita difficili. Ma di questo ne parlerò meglio nella seconda parte dell'articolo.



Come arrivare a Ilulissat: logistica del viaggio


Per andare a Ilulissat è sufficiente la carta d'identità italiana valida per l'espatrio, dato che l'isola appartiene al Regno di Danimarca. Per raggiungerla, possiamo scegliere tra due compagnie aeree: AirGreenland, i cui voli partono da Copenaghen, o IcelandAir, che fa scalo a Reykjavik. Entrambe sono accomunate da un oneroso costo del biglietto..!


Siccome il nostro viaggio non prevedeva solo la Groenladia, ma anche l'Islanda, abbiamo preso AirGreenland all'andata e IcelandAir al ritorno. Le tappe di volo sono state le seguenti:


  • Genova/Amsterdam (KLM)

  • Amsterdam/Copenaghen (KLM)

  • Copenaghen/Kangerlussuaq (AirGreenland)

  • Kangerlussuaq/Ilulissat (AirGreenland)

  • Ilulissat/Reykjavik (IcelandAir)

  • Reykjavik/Londra (Play)

  • Londra/Genova (RyanAir)


Da Copenaghen ci sono circa 5 ore e mezza di volo, più il tempo di scalo a Kangerlussuaq.

Il costo del biglietto Copenaghen/Ilulissat, acquistato circa 8 mesi prima, è stato di 3840,00 corone danesi a testa (circa 515,00 euro). Non proprio un volo low cost..!

Per il ritorno invece abbiamo volato con IcelandAir (ad un costo leggermente superiore) da Ilulissat direttamente su Reykjavik. Questo per noi è stato molto comodo, dato che dovevamo trascorrere in Islanda i successivi 12 giorni.


È fondamentale sapere una cosa quando si prende AirGreenland: fanno rispettare al grammo il peso dei bagagli, specialmente quello da stiva!

Non superate gli 8kg di peso per il bagaglio a mano,

o sarete costretti a imbarcare anche la vostra preziosa attrezzatura fotografica.

Fortunatamente avevamo ancora le tasche di giacche e pantaloni libere ed imitando i maghi di "Now you see me", siamo riusciti a rimanere nel peso massimo consentito!

Attenzione anche al peso del bagaglio da imbarcare, che non superi il limite di 20kg, altrimenti pagarete un extra per ogni kg eccedente.


Dopo circa 4 ore e 40 minuti di volo atterriamo a Kangerlussuaq, di cui vediamo null'altro che il suo piccolo aeroporto. Lì ci aspetta l'aereo per Ilulissat, più simile ad un bus con le ali che ad un aeroplano.

Dopo 40 minuti di volo, sorvoliamo il fiordo di Kangia e iniziamo ad ammirare la sua immensa bellezza dall'alto. Atterriamo poi nell'aeroporto più piccolo che abbia mai visto, quello di Ilulissat. Qui le misure di sicurezza dei grandi terminal europei sono solo un ricordo: c'è una sola sala d'attesa con delle sedie, un solo nastro per i bagagli e un solo gate. Niente metal detector e addetti alla sicurezza. Ilulissat è un luogo remoto e lo si capisce appena vi si atterra.


Recuperati i bagagli, usciamo dall'aeroporto per prendere un taxi che ci avrebbe portato in paese; l'attesa non è stata lunga, ma la presenza di zanzare e mosquitos ha reso ogni minuto piuttosto difficile! Qui, come in molti posti nel nord Europa (come Islanda o Finlandia) è un proliferare di questi insetti che trovano qui un habitat umido e paludoso, l'ideale per le loro condizioni di vita. È necessario un retino per il volto come questo se si vuole evitare di essere "baciati" da questi esserini, specialmente lungo i sentieri del fiordo che si inoltrano maggiormente nell'entroterra.


Per le 6 notti successive avremmo dormito in una graziosa guest house con una meravigliosa vista sulla baia, completa di tutti i confort. Mi spiace deludere le vostre aspettative, ma per noi niente iglù!


Cosa portare in Groenlandia


Nei giorni della nostra permanenza (dal 12 al 19 agosto) le temperature hanno oscillato tra i 4 e i 16 gradi, ha piovuto un solo pomeriggio e il vento non è mai stato fastidioso. Un clima davvero ottimo considerato il luogo in cui ci trovavamo!

Gli indumenti che ho portato con me sono praticamente gli stessi che uso per andare in montagna:


  • Intimo termico

  • Pantaloni lunghi idrorepellenti, un paio leggeri e un paio un po più pesanti.

  • Piles

  • Piumino 100g

  • Guscio impermeabile.

  • Berretto di lana

  • Guanti

  • Scarpe da trekking

  • Calzini, sia leggeri che pesanti


Gli unici momenti in cui era necessario coprirsi bene erano la mattina presto sul fiordo e durante le escursioni in barca. Avere un guscio impermeabile e antivento (tipo goretex) è davvero molto utile, soprattutto durante le uscite in mare.


Come "accessori" portiamo sempre con noi una "ciabatta" multipresa, nel caso dovessero scarseggiare le prese dove poter caricare le varie batterie. Le prese di corrente in Groenlandia sono di tipo C, quindi compatibili con le nostre spine a due ingressi.


Non vi è alcun bisogno di attrezzatura speciale (eccetto quella fotografica ovviamente), ma se decidete di fare qualche esperienza particolare saranno le varie agenzie a fornirvi tutto il necessario.



Come esplorare Disko Bay.


Essenziale per poter esplorare Disko Bay è la barca, perché è l'unico mezzo di trasporto che vi permetterà di stare faccia a faccia con gli icebergs e di esplorare la zona.

Ogni giorno vi sono tantissime crociere proposte dalle varie compagnie turistiche di Ilulissat. La maggior parte di esse esplorano l'Icefjord, o vanno alla ricerca di balene.


Oltre ai giri in barca, c'è la possibilità di fare alcuni sentieri che costeggiano l'Icefjord. Vi consiglio di spenderci qulche ora perché sono bellissimi e regalano viste sul ghiacciaio davvero suggestive. Abbiamo percorso diverse volte questi sentieri, specialmente per le sessioni fotografiche all'alba e in un paio di occasioni vi era anche una balena col suo piccolo!

Vi è poi un sentiero di 20km lungo la costa, che collega Ilulissat a Oqaatsut, un minuscolo villaggio di pescatori, ma qui non ci siamo avventurati.


Voglio spendere ancora due parole riguardo i giri in barca; per poter fare scatti di un certo tipo, con la luce giusta e senza fretta, le crociere di gruppo possono rivelarsi limitanti e un pò frustranti, per via dei ritmi serrati e ben poco fotografici. Di conseguenza, può essere necessario organizzare delle uscite in barca private che, sebbene più costose, ci danno tutta la libertà e il tempo necessario per fare i nostri scatti.


Come fotografare in barca.


Un aspetto interessante e sfidante della Groenladia è fotografare in barca. Scordatevi di usare il vostro treppiede o il vostro costosissimo set di filtri per le lunghe esposizioni, perchè dovrete contare solo sulla vostra mano ferma ed equilibrio, specialmente quando la barca inizia ad ondeggiare a causa delle onde e dei crolli degli icebergs!

L'approccio fotografico che ho usato può essere simile a quello della fotografia sportiva o di wildlife. Vi elenco i punti principali per poi analizzarli uno ad uno:


  • Fotocamera in modalità manuale o priorità di tempi, con iso automatici.

  • Scatto in modalità "Raffica".

  • Tempi di scatto tra i 1/100 e 1/2000.

  • Autobracketing

  • Polarizzatore.



Fotocamera in modalità manuale o in priorità di tempi, con iso automatici.

Come avrai già intuito, in barca avremo bisogno principalmente di rapidità, sia per quanto riguarda la velocità dell'otturatore, sia nell'impostare i parametri in macchina per una corretta esposizione. Non possiamo assolutamente rischiare di tornare a casa dopo un viaggio come questo e scoprire che i nostri scatti sono irrimediabilmente mal esposti o con micro mosso!

Io ho scattato per tutto il viaggio in modalità manuale con iso automatici. Gli iso automatici sono un'opzione davvero molto comoda per quanto riguarda l'esposizione, dato che le situazioni di luce cambiano spesso. Ho scelto di scattare in manuale per poter intervenire sull'apertura del diaframma che, talvolta, preferivo più chiuso per essere sicuro di avere tutto a fuoco in scene più ampie.

Se non avete ancora una completa confidenza con la modalià manuale, potrete scattare benissimo in priorità di tempi, ma non avere il controllo sul diaframma significa rischiare di non avere una messa a fuoco perfetta in tutte le situazioni.


Scatto in modalità raffica

E' importante impostare la modalità di scatto su "raffica". Lo scatto singolo vi farà senza dubbio risparmiare memoria sulla vostra scheda sd, ma vi farà perdere alcune opportunità fotografiche che sul momento è difficile cogliere. Quando la barca è in navigazione, capita spesso di notare che dietro un iceberg ve ne sia un altro, o di scorgere diverse situazioni e angolazioni che sul momento possono sorprenderci; è molto difficile sapere in anticipo qual'è il momento giusto per portare a casa lo scatto perfetto. Inoltre le raffiche ci permettono di avere più probabilità di evitare il micro mosso che è il nostro principale nemico in queste situazioni.

Bisogna però evitare di fare troppi scatti, altrimenti vi ritroverete con le schede di memoria piene prima del trmpo e con un'enorme quantità di scatti inutili che renderanno più difficile la selezione. Bastano piccole raffiche di 2, 3 o 4 scatti così da avere anche il tempo di aggiustare la messa a fuoco man mano che la barca si avvicina al soggetto, così da avere sempre una corretta messa a fuoco.



Tempi di scatto tra i 1/125 e 1/2000

Va da sè che i tempi di scatto devono essere consoni alla situazione che spesso è instabile e movimentata.

Anche in momenti dove la barca era ferma e il mare era calmo, non scattavo con tempi inferiori a 1/125. Ho provato 1/80 o 1/100 in situazioni dove la luce era scarsa, ma quasi tutti gli scatti avevano del micromosso.

Il tempo di scatto dipenderà molto dalla focale che usate in quel momento. Non fidatevi della vostra mano, per quanto possa essere ferma, lì si muove tutto! Lo stabilizzatore delle moderne fotocamere e lenti tornerà sicuramente molto utile. Tenetelo attivo.


Voglio spendere ancora qualche parola riguardo al micro mosso che in questo viaggio è senza dubbio la problematica maggiore, in quanto è difficile rendersene conto durante la sessione di scatto.

Usate il tempo di sicurezza come valore sotto cui non andare mai. Con sensore full frame, prevede la velocità dell'otturatore pari a quella della focale. Se avete aps-c, moltiplicate per 1.5 per via del fattore di crop del sensore.

Spesso sarete costretti ad abbassare ulteriormente il tempo di scatto. Nel dubbio, abbassatelo ancora, anche se vi sembra che gli iso diventino troppo alti. Una foto con molto rumore digitale si può recuperare, ma una foto mossa.. no! Con le nuove tecnologie basate sulle IA, il recupero del rumore non è più un grosso problema.

Un'altra situazione dove il micro mosso può essere molto insidioso è quando si ritraggono gli icebergs del fiordo dalla terra ferma. Anche se in quel momento siamo armati di treppiede, gli icebergs continuano a fare dei piccoli movimenti. Anche qui, fate molta attenzione!



Autobracketing

Lo scatto automatico in bracketing, o autobracketing, è una funzione davvero molto utile, specialmente in tutte quelle situazioni dove la luce è molto dura e rischia di bruciare i nostri scatti. Ricordatevi che stiamo scattando con iso automatici ed è facile per la fotocamera non esporre correttamente. In situazioni di controluce, o dove il sole viene riflesso dalle pareti di ghiaccio, ho sempre attivato questa funzione insieme alla modalità raffica. La mia Nikon z6ii mi permette di fare dei "quick menù" di facile accesso, dove posso attivare e disattivare velocemente questa funzione. Ho impostato due diversi autobracketing, uno di 3 e l'altro di 5 scatti, con un intervallo di 0.7 stop. Impostate un tempo di scatto che vi permetta di scongiurare il micro mosso nello scatto sovraesposto, ovvero quello col tempo più lento.

L'autobracketing va poi disattivato in tutti quei momenti dove la luce è più dolce e riusciamo ad avere tutto l'istogramma in griglia; eviterete di avere la sd piena di foto inutili e non correttamente esposte. Inoltre, se abbiamo bisogno di fare delle raffiche per riprendere il momento perfetto di un iceberg che sbuca da dietro un altro, il bracketing ci rallenterà parecchio, col rischio di non portare a casa lo scatto che volevamo.


Polarizzatore

Quando si parla di acqua o ghiaccio, per me, si parla automaticamente di polarizzatore. A meno che non vogliate un effetto particolare, dove cercate un certo tipo di riflesso, il polarizzatore diventa un filtro fondamentale per non bruciare i dettagli che si trovano sotto il luccichio dell'acqua o dietro il riflesso del ghiaccio.

La funzione del polarizzatore NON E' REPLICABILE IN POST PRODUZIONE, è bene sempre ricordarselo.


Lo svantaggio del polarizzatore è che ci costringerà ad abbassare i tempi di scatto e, di conseguenza, alzare gli iso, dato che questo filtro ci fa perdere uno o due stop di esposizione.

Potete, anzi, dovete togliere il polarizzatore in quelle situazioni dove la luce è scarsa, come l'ora blu.


Ma quale lente devo usare?

Arrivati fin qui, vi sarete chiesti: ma che lente è meglio usare?

Beh, questo è tremendamente soggettivo! Io usavo entrambi i corpi macchina su cui ho montato il 24-200mm e il 100-400mm. Talvolta, quando avevo tempo e ne valeva davvero la pena, sostituivo il 100-400 (spesso troppo lungo) col 14-24mm.

Se avete due corpi macchina non avrete problemi: montate le due lenti che coprano la più ampia lunghezza focale possibile e riuscirete a portare a casa tutti gli scatti che volete. Se avete un solo corpo macchina, dovrete essere maggiormente consapevoli di che tipo di scatti volete portare a casa, se più panoramici o più legati al dettaglio. Con un 24/70, potrete catturare scene più ampie, immortalando gli iceberg interi o includendo un pò di primo piano. Con un 70/200 invece potrete spesso cogliere i bellissimi dettagli del ghiaccio o giocare con la prospettiva.


Nel scegliere la lente da usare bisogna tener conto di un'altro fattore molto importante, ovvero il crop dell'immagine. Quando siete in barca, sarà molto difficile fare scatti con l'orizzonte perfettamente dritto ed è quindi fondamentale comporre l'immagine lasciando spazio sufficiente per i successivi crop di raddrizzamento (la bolla nel mirino della fotocamera, diventa uno strumento davvero molto utile).

Quando avete trovato una composizione che vi piace, tornate un pò indietro con lo zoom della lente (10/20mm circa), così da avere uno scatto con tutto lo spazio necessario per gli eventuli aggiustamenti per l'orizzonte e per la composizione.

Ovviamente sensori più grandi e con più pixels, permettono dei crop molto più generosi.


Conclusione prima parte.


Con il primo capitolo abbiamo completato tutti i preparativi per questo viaggio straordinario e adesso siamo pronti ad affrontare le nostre sfide fotografiche.

Nel prossimo articolo vi spiegherò giorno per giorno cosa abbiamo fatto, le esperienze che abbiamo vissuto e le nostre impressioni. C'è ancora molto da dire, molto da sapere su quest'isola e su i suoi abitanti.



Se ti è piaciuta questa prima parte e ti va di esprimere il tuo pensiero, lascia un commento oppure non esitare a contattarmi.

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Grazie per essere rimasti con me fino alla fine di questa prima parte, ci vediamo nella seconda parte!


Buona Luce a tutti.

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