
"Sati Vana"
Un mondo liminale nel Parco Naturale del Beigua.
“Sati Vana” nasce da un’interpretazione personale del Parco Naturale del Beigua come luogo di introspezione e trasformazione. Situato tra mare e montagna, il territorio è caratterizzato da vaste faggete spesso avvolte dalla nebbia, creando un’atmosfera sospesa tra sogno e veglia.
È in questo spazio liminale che gli alberi sembrano animarsi e interagire con noi, instaurando relazioni che non sono sempre idilliache, ma spesso disturbanti e destabilizzanti.
“Sati Vana”, che nella tradizione buddhista significa “foresta della consapevolezza”, ci offre uno spazio di indagine per riconoscere ciò che si manifesta dentro e fuori di noi, come parte di un’unica realtà in costante trasformazione.
Alberi dalle personalità marcate si alternano a immagini astratte (create tramite movimenti intenzionali della macchina fotografica e esposizioni multiple), dove la realtà si distorce e si dissolve per ricomparire in nuove forme.
Questo stato di derealizzazione è enfatizzato dai Kōan (公案). Queste frasi sono enigmi e racconti paradossali della tradizione Chan che, se interiorizzati, permettono una comprensione più profonda della realtà. I Kōan non vanno risolti, ma lasciati “risuonare”, consentendo a stati d’animo e intuizioni di manifestarsi liberamente.

“Cos’è la Via?”
“Un uomo che cade nel pozzo a occhi aperti.”

“Mi guardi e rimani nella tua stessa ombra,
chiedendoti perché faccia buio.”



“Dov’eri prima di nascere?”
“Cosa c’era prima del primo pensiero?”


“Nella foresta trovo molto più rassicurante sapere dove metto i piedi piuttosto che abbracciare un albero.”

“Un millepiedi viveva pacificamente e serenamente, finché si chiese in che ordine muoveva i piedi uno dopo l’altro.
Da quel momento non riuscì più a muoversi.”

“Non ho pace della mente. Per favore, calmala per me.”
“Portami la tua mente e io la pacificherò.”
“Ma quando cerco la mia mente, non riesco a trovarla.”
“Ecco! Ho pacificato la tua mente.”

"Cos'è questo."

“Se desideri la grande quiete, preparati a sudare foglie verdi.”

“Senza parole e senza silenzio, spiegami cos’è la realtà.”
Il maestro gli diede un pugno in faccia.

“Le foglie si muovono o è il vento a farlo?”










