
"Parco Naturale del Beigua"
Studi su una prospettiva liminale
La natura liminale del Parco del Beigua non deriva soltanto dall’immaginazione, ma dalla sua stessa identità geografica e geologica: un territorio sospeso tra mare e monti, spartiacque tra Alpi Liguri e Appennino, dove venti e correnti generano atmosfere mutevoli e rarefatte.
Fin dal Neolitico queste montagne erano considerate sacre. Le incisioni rupestri e i numerosi amuleti ricavati dalle sue rocce testimoniano un legame remoto tra questo territorio e una dimensione simbolica e rituale.
Antichissime e magnetiche, le ofioliti dialogano con le vaste faggete, in una tensione continua tra pietra e vita vegetale.
Castaneda chiamava “luoghi di potere” quei posti capaci di aprire varchi nella percezione, in cui la realtà sembra incrinarsi per un istante e diventare soglia per mondi misteriosi.
Le fotografie ritraggono queste brevi alterazioni: incontri in cui rocce, alberi e forme naturali sembrano caricarsi di presenze ambigue, come se il paesaggio manifestasse ancora quel potere antico.
"Un silenzio interrotto
dal colar della terra,
che nuova si fa ad ogni inverno
ora fradicia
ora bianca
ora verde e gialla
secca
come suono di quando si spezza
per poi cantare
gravida
del sol di primavera."


"Non conservo nulla
di quando vidi
le nebbie migrare.
Nel bagno
di madidi pensieri
tendo la mano,
ma ogni dito
è illusione."
"Sulle pendici, un eco
una presenza,
la valle.
Spoglio volgo
verso quella radura.
Non ci sono ripari
nei boschi liguri."



"Un breve sentiero
dove nude forme
rivelano un dolce torpore,
un sonno
in cui l’uomo è solo un’idea.
Placide,
le pietre mi guardano,
è tipico di questi boschi."


















